Levanto

I Passano che venivano proprio dalla vicina e omonima frazione furono una vera e propria dinastia, padroni incontrastati di Levanto e della zona circostante dal X al XIII secolo.

Nella splendida chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, con quella facciata a strisce bianche di marmo e nera di serpentina, nel 1230 tennero un summit con i capi di tutti i villaggi.

Levanto ha grandi ricchezze d’arte: gli archi di pietra nera locale, i carruggi medievali, la porta dell’Acqua, le mura, il convento degli Agostiniani.

E proprio nella antica chiesa di Sant’Andrea a cinque navate, la testimonianza di una storia di potenza e negli scrigni la ricchezza di ori e argenti tra cui un calice genovese del XV scolo punzonato Torretta, un ostensorio lombardo, un calice con smalti blu realizzato da un argentiere di Parigi.

L’antica darsena fu un approdo commerciale di grandi traffici: vi arrivavano e da qui partivano le merci che produceva la Padania e quelle che giungevano da Parma.

Intorno, palazzi sontuosi di ricche famiglie mercantili e i magazzini dove le merci venivano conservate. Levanto era in epoca medievale il miglior esempio di un porto-emporio, dove si scaricava e la merce restava nei magazzini in attesa di essere vendute e trasportata.

Da Levanto partivano due “vie del sale”, una che portava a Bugnato in val di Vara e l’altra che addirittura saliva sul passo di Cento Croci per finire nel piacentino.

In questa piccola capitale venne a passare gli ultimi anni della sua vita il musicista russo Massimo Amfiteatrov, che qui morì nella sua casa nel 1990.

Frutto di questa natura straordinaria un vino delicato e profumato, il Levanto bianco e dalla cucina della tradizione ecco i ravioli di erbette selvatiche che vengono fritti in padella con olio di oliva: si chiamano gattafìn.

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